Roma, la mappa di una metropoli
Fotografie dell'inizio del nuovo millennio

"Conoscere Roma è difficile anche praticamente: non esiste in vendita in nessuna edicola o libreria una pianta della città che la abbracci tutta. Le pochissime che in vari pezzi e con diverse scale interessano non solo il centro sono però sempre parziali, approssimative, inesatte."


Così scriveva Italo Insolera negli anni settanta in una nota dell'ultima edizione di "Roma Moderna". Oggi quelle parole, per gli stessi motivi e per altri che si sono aggiunti, conservano ancora una forte attualità.
Risulta davvero difficile tracciare i confini di questa città che ha ormai travalicato anche la fragile barriera della "circonvallazione". I vecchi cartelli comunali che annunciavano le borgate sono spariti sotto le recenti palazzine ed i vuoti e le cesure tra il tessuto compatto più interno ed i nuclei esterni promettono veloci saturazioni.
Roma, la capitale, non è solamente una città storica ma anche una città speculativa, una città abusiva e infine una città pubblica di edilizia economica popolare.
La storia recente racconta di 70 mila baraccati della fine degli anni sessanta che crescono almeno sino alla fine degli anni settanta andandosi a confondere poi con la vasta massa degli abusivi di tutti i tipi che già alla metà degli anni '70 andavano a coprire 11500 ettari con circa 415 mila vani, non solo residenziali. Affituari stanchi di fitti altissimi, poveri immigrati senza possibilità, abitanti di vecchi edifici del centro storico, semplici operai con salari a trattenuta Gescal e scaltri affaristi in cerca di cambiali per vent'anni: sono queste le categorie che determinano l'unica "espansione" che Roma conosce per decenni. E quindi scuole con tripli turni, ospedali insufficienti e carenti, turni estivi per la distribuzione dell'acqua, interi quartieri senza fogne nè strade asfaltate. Eppure queste non sono state semplicemente le tragedie di una città, ma il suo stesso modo di essere. Ora che tutto ciò è superato, dalla città abusiva si è passati alla città condonata, l'edificio abusivo non è più una vergogna da nascondere ma un tipo edilizio riconoscibile e rispettato. L'iniziativa privata e locale tende oggi a valorizzare i vecchi nuclei ormai diventati un vero e proprio sistema ramificato attorno al nucleo compatto, nuove centralità e assi commerciali tendono a far somigliare sempre più questi luoghi alla città che ci si aspetta da una città e addirittura numerose banche aprono le loro filiali ai piano terra di quelle palazzine che, almeno verso la strada, almeno per i primi quattro metri, avevano avuto la fortuna di essere state rivestite di travertino e talvolta da qualche granito. Sembra quindi venire il tempo della città recuperata, riscattata, riqualificata, anche con l'aiuto dell'amministrazione e dei nuovi quartieri convenzionati "di prestigio", costruiti - e disegnati - coi piani che tentano l'integrazione e la ricucitura. Per ora, come è sempre stato a Roma, è certamente riuscito il profitto. Roma è, in questi anni di inizio millennio, una selva di gru ed ampie aree recintate in costruzione con cartello di delibera esposto.
Speriamo bene.
D'altra parte, scriveva Ennio Flaiano, "siamo in un periodo di transizione, come sempre".

GALLERIA FOTOGRAFICA

clicca per iniziare
click to start
aggiornamenti
updates